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Capitolo Otto. La Rivoluzione francese.


Paragrafo  1  .  Le  cause  di  fondo  nell'arretratezza  del  sistema

politico.

     
La   rivoluzione  americana  rappresenta,  come  abbiamo   visto,   un
precedente   importante  per  l'evoluzione  democratica  dei   sistemi
politici  di tutto il mondo. Nel 1789, lo stesso anno in cui entr  in
vigore  la  costituzione degli Stati Uniti d'America, ebbe  inizio  un
evento  di  portata storica ancora maggiore: la Rivoluzione  francese.
Mentre  infatti  la  rivoluzione americana fu  condotta  da  un'intera
societ, che, gi sostanzialmente autonoma e libera da vincoli con  il
passato  al  momento  della sua formazione,  lott  con  successo  per
conseguire   l'indipendenza,  la  Rivoluzione   francese   ebbe   come
protagonista  principale una sola classe sociale, la  borghesia,  che,
artefice  di  un  rilevante sviluppo economico e culturale,  riusc  a
conquistare  il  potere e ad operare una radicale  trasformazione  del
sistema  politico. Questo ebbe immediate e profonde  ripercussioni  in
tutta l'Europa continentale e forn la spinta decisiva per l'avvio  di
un inarrestabile processo di liberalizzazione dei regimi politici.
     In   Francia  le  strutture  dello  stato  erano  ancora   quelle
realizzate  ai  tempi del Re Sole (vedi capitolo  Uno,  paragrafo  1),
fortemente accentrate e caratterizzate dalla concentrazione dei poteri
nelle  mani del sovrano; l'apparato istituzionale, che non  era  stato
modificato  neanche  da  quelle riforme attuate  in  altri  paesi  dai
cosiddetti  sovrani  illuminati, era notevolmente  arretrato  rispetto
agli  importanti  mutamenti  avvenuti in campo  economico,  sociale  e
culturale.   L'amministrazione  dello   stato   era   tutt'altro   che
efficiente: esisteva un governo centrale, ma il suo potere  e  la  sua
azione erano limitati da una complicata
     
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     rete  di  organismi locali. Molti funzionari e impiegati  statali
svolgevano  le  loro mansioni in modo dispotico, commettendo  abusi  e
sopraffazioni,  anche perch erano proprietari delle cariche,  che  la
corona  aveva venduto loro per rimpinguare le disastrate  casse  dello
stato.
     L'amministrazione  della giustizia non era n uniforme  n  equa,
perch non in tutte le regioni erano in vigore le medesime leggi e  il
clero  e  la nobilt godevano di notevoli privilegi ed erano giudicati
da tribunali riservati.
     Un  complesso  sistema  di  dogane e dazi  differenziati  da  una
regione  all'altra  frenava  il libero  sviluppo  del  commercio.  Non
esisteva una vera organizzazione scolastica pubblica, l'istruzione era
nella mani della Chiesa, fortemente legata alle tradizioni.
     Assai  intensa  era  stata  l'attivit militare:  nel  corso  del
secolo  si  era  combattuto prima per imporre l'egemonia  francese  in
Europa,  poi per contrastare l'Inghilterra e infine per appoggiare  le
colonie  americane.  Tutti  questi impegni per  avevano  notevolmente
aggravato la spesa pubblica e tolto braccia al lavoro dei campi.
     Particolarmente  ingenti erano le spese per mantenere  la  corte,
composta, oltre che dal sovrano e dai suoi familiari, da numerosissimi
funzionari,  dignitari e addetti a vari servizi, e dedita a  frequenti
feste, ricevimenti e acquisti di costosi beni di lusso.
     Le  rilevanti  uscite non erano compensate da  entrate  adeguate;
queste  infatti  dipendevano  da  un sistema  fiscale  inefficiente  e
iniquo. La riscossione delle imposte, che fra l'altro variavano da una
regione all'altra, era affidata ad appaltatori privati, che spesso  si
arricchivano a danno dei cittadini e dello stato, al quale andava solo
la  met degli introiti. Il carico fiscale gravava esclusivamente  sul
terzo stato, ossia sulla borghesia e sulle masse popolari.
     Particolarmente  opprimenti erano le  condizioni  dei  contadini,
che oltre a pagare le tasse statali, erano sottoposti ad una serie  di
obblighi  di origine medievale nei confronti dei proprietari  laici  o
ecclesiastici delle terre. Uno dei tributi pi odiati era  la  decima,
che imponeva ai contadini di cedere una decima parte, e talvolta anche
pi,  del raccolto. Ad essa si aggiungevano i pedaggi per l'uso  delle
strade  e  dei  ponti,  i  pagamenti derivanti dalle  bannalit,  cio
dall'uso  obbligatorio del mulino, del forno e  dei  vari  utensili  e
servizi  del  proprietario,  e  le  prestazioni  gratuite  di   lavoro
(corves)  a  favore dei signori e dello stato, per la costruzione  di
strade,  ponti, caserme, per il trasporto del legname  e  dei  bagagli
dell'esercito.  Verso  la  fine degli anni Settanta  ad  aggravare  la
situazione  intervenne  una crisi economica,  in  seguito  alla  quale
aumentarono  i  prezzi  dei  generi di prima  necessit  e  i  signori
avanzarono ancora maggiori pretese nei confronti delle masse rurali.
     Questo insieme di arretratezza, inefficienze e sperequazioni  era
possibile   perch   ne   traeva  diretto  vantaggio   una   minoranza
privilegiata,  formata  dall'alto clero e  dalla  ricca  nobilt,  che
concentrava   nelle   sue   mani  il  potere  politico,   escludendone
completamente i cittadini del terzo stato.
     Quest'ultimo   per,   che  comprendeva  circa   il   98%   della
popolazione,  non  era  pi  un blocco omogeneo  di  nullatenenti:  la
popolazione urbana era composta da molti disoccupati e da  operai  con
salari di fame, ma anche da imprenditori, commercianti, intellettuali,
liberi  professionisti, impiegati, bottegai e piccoli  artigiani,  che
conducevano  un'esistenza  meno grama; in  campagna  dalla  massa  dei
braccianti si distinguevano i fittavoli ed i piccoli proprietari.
     
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     Queste   nuove   classi   e  categorie   sociali,   che   stavano
emancipandosi   economicamente   e   socialmente,   mal   sopportavano
l'oppressione  delle  classi privilegiate  e  l'iniquit  del  sistema
fiscale. Fra tutte la pi determinata era la borghesia degli affari  e
delle  professioni,  che  rappresentava  la  parte  pi  attiva  della
popolazione anche sul piano culturale. Alla prima appartenevano coloro
che   si   erano   arricchiti   grazie  alle   attivit   commerciali,
imprenditoriali e finanziarie sviluppatesi a partire dagli anni Venti;
della  seconda  facevano  parte intellettuali  e  professionisti  come
avvocati, medici, notai, letterati e artisti. La borghesia era la vera
classe rivoluzionaria; essa infatti non si limitava a proteste di tipo
economico, ma aspirava all'esercizio del potere politico in un  quadro
istituzionale radicalmente trasformato, non pi fondato sui  privilegi
di  nascita e di stato sociale. Le sue rivendicazioni erano rafforzate
dalla  diffusione  delle  idee illuministiche,  decisamente  contrarie
all'assolutismo monarchico e sostenute anche da alcuni  esponenti  pi
aperti   del   clero  e  della  nobilt,  fautori  di  una   monarchia
costituzionale di tipo inglese.
